Il Regime dei Minimi

Il Regime dei Minimi

Sei giovane e hai un’idea o abilità da sviluppare? Hai perso il lavoro o sei in mobilità per cause a te non imputabili e vuoi ripartire? Hai concluso il tirocinio professionale e vuoi metterti in proprio? Vuoi risparmiare tempo e denaro?

A tutti questi quesiti esiste una valida proposta o soluzione. Accedere al regime dei nuovi minimi.

In cosa consiste e quali sono i pro e i contro? Quali sono le barriere all’ingresso? Quali sono le cause di naturale fuoriuscita dal regime? Quanto dura e quanto può durare?

Prima di entrare negli aspetti sostanziali ed operativi del regime e rispondere ai quesiti appena formulati, è necessario brevemente individuare l’ambito giuridico di riferimento nel quale esso si colloca.

La fonte normativa è l’art. 27 c. 1-2 del DL n. 98 del 2011, la cosiddetta “Manovra Correttiva”, convertito nella Legge n. 111 del 2011, il quale, allo scopo di fornire una spinta all’imprenditoria giovanile e un supporto ai giovani e meno giovani che avessero perso lavoro o che si trovassero nello stato della mobilità per ragioni indipendenti dalla loro volontà, ha introdotto o meglio ha apportato un lifting al vecchio e abrogato regime dei minimi ex art. 1 c. 96 e 99 della Legge 244 del 2007, arricchendolo di alcuni elementi presenti nel regime delle nuove iniziative produttive ex art. 13 della Legge 388 del 2000. Il nuovo regime è scattato dai blocchi di partenza il 1° gennaio 2012.

Veniamo agli aspetti più interessanti fino al 2014

I soggetti che rispettano determinati requisiti per l’accesso al regime e determinate condizioni una volta entrati, possono intraprendere e svolgere attività di impresa e/o lavoro autonomo e subire sul reddito netto derivante dalla loro attività una tassazione in misura fissa pari al 5%.

Il risparmio diventa ancora maggiore se si considera che in ipotesi di regime ordinario oltre all’IRPEF e addizionali, il reddito di impresa o lavoro autonomo – salvo alcune situazioni oggettivamente escluse – subisce l’imposizione IRAP del 3,90%; mentre coloro che accedono al regime dei nuovi minimi sono esonerati dal pagamento dell’IRAP.

L’appeal del regime agevolato cresce ulteriormente se pensiamo che potremmo gestire le nostre carte con una certa semplicità. I nuovi minimi infatti sono esonerati dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, dalla registrazione ai fini IVA delle operazioni attive e passive, dalla compilazione del nostro “amato” spesometro, dalla comunicazione delle operazioni con paesi black list, dalla compilazione dei “cervellotici” studi di settore e parametri, dalla predisposizione della dichiarazione IRAP in quanto, come anzidetto, non soggetti a tale imposta, dalla comunicazione annuale dati IVA ed infine dalla dichiarazione annuale IVA.

Quali adempimenti restano da compiere vi chiederete

Semplice: numerazione progressiva e conservazione delle fatture emesse e/o corrispettivi (con apposizione di una marca da bollo da 2 euro sull’originale consegnato al cliente), delle fatture di acquisto e delle eventuali bollette doganali, comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate se si intende porre in essere operazioni intracomunitarie e essere quindi iscritti all’archivio VIES, integrazione delle fatture di acquisto intracomunitarie o applicazione dell’inversione contabile per altre operazioni ad essa soggette con indicazione dell’IVA da assolvere e conseguente obbligo di versamento della stessa all’Erario, presentazione dei modelli INTRASTAT. Stop.

Basta dare un’occhiata agli esoneri e agli obblighi per capire che si potrà risparmiare molto tempo per gestire correttamente le proprie carte e molto denaro se si pensa agli onorari professionali da corrispondere qualora si decida di affidare la gestione documentale e fiscale al proprio commercialista. E’ decisamente praticabile anche la strada del fai da te in quanto basta avere dei semplici accorgimenti per essere in regola con il Fisco.

A questo bisogna aggiungere un altro particolare non di poco conto: niente IVA e niente ritenute d’acconto. L’assenza dell’IVA e della ritenuta d’acconto – quest’ultima presente nel precedente e abrogato regime dei minimi – mi permette quindi di fatturare un valore di 1.000 e di incassare 1.000 senza alcun tipo di trattenuta e senza l’onere (anche se si tratterebbe di una partita di giro) di gestire gli adempimenti IVA. Dal lato degli acquisti, l’IVA sarà indetraibile ma andrà ad addizionarsi all’imponibile nella creazione del costo. Quindi quanto fatturo è quanto incasso e quanto incasso è quanto mi diventa reddito imponibile. Il regime dei nuovi minimi è dunque regolato fiscalmente dal criterio di cassa. Diventa ricavo/compenso imponibile quando incasso e diventa costo deducibile quando pago il fornitore. Semplice direi.

Cos’è cambiato dal 2015

Con la legge di Stabilità 2015 anche il regime dei minimi ha subito grandi cambiamenti: il più importante è la trasformazione in un regime forfetario, variabile in base al tipo di attività svolta; per tutti i contribuenti l’aliquota sostitutiva è stata fissata al 15%, un aumento rispetto al 5% in vigore fino al 2014, che va calcolata in base al coefficiente di redditività assegnato alla professione di riferimento riconducibile al codice Ateco/Atecofin, rimpiazando di fatto la vecchia aliquota al 27,72%. Rispetto al passato, sfruttare il nuovo regime forfetario è più semplice: oltre a cadere la norma relativa al limite massimo d’età stabilito a 35 anni, non vi è più neanche un tetto massimo di ricavi e compensi identico per tutte le categorie di lavoratori autonomi; se i propri guadagni non superano la rispettiva somma stabilita per legge, ci si può apprestare a ricavare il proprio importo da pagare.

Chi rientra nel nuovo regime dei minimi

Ecco cos’è necessario per rientrare nel regime forfetario:

  • non aver esercitato nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività alcuna attività professionale, artistica o d’impresa;
  • la nuova attività non deve essere mera prosecuzione di attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo, tranne nel caso di tirocinio professionale
  • i ricavi del periodo d’imposta precedente alla riduzione, in caso di attività già svolta; precedentemente, devono rientrare in quelli definiti nella tabella sottostante alla voce Soglie di ricavi e guadagni dopo aver applicato il coefficiente relativo al proprio codice Ateco;
  • non aver superato la soglia di 5mila euro lordi per collaboratori;
  • non aver sostenuto spese per l’acquisto di beni strumentali oltre i 20mila euro.

Coefficiente di redditività

Con la nuova riforma, compare il coefficiente di redditività: ma cos’è? Semplice: si tratta di una percentuale, con un valore variabile che va dal 40 all’86%, in correlazione con il codice Ateco di appartenenza. Per il calcolo dell’imponibile, il coefficiente va applicato al reddito; successivamente, sul risultato è necessario calcolare l’imposta sostitutiva: al 10 per cento per i primi tre anni, e al 15 in tutti gli anni successivi.

​​​​Settore di riferimento​ ​Codice Ateco ​Soglie di ricavi e compensi (in euro) ​Coefficiente di redditività
​Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande ​47.81 ​30000 ​40%
​Industrie alimentari e delle bevande ​10-11 ​35000 ​40%
​Commercio all’ingrosso e al dettaglio ​45- da 46.2 a 46.9 – da 47.1 a 47.7 – 47.9 ​40000 ​40%
​Attività dei servizi di alloggio e ristorazione ​55-56 ​40000 ​40%
​Commercio ambulante di prodotti non alimentari ​47.8-47.82​ ​20000 ​54%
​Intermediari del commercio ​46.1 ​15000 ​62%
​Altre attività economiche ​da 01 a 03, da 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 48, da 49 a 53, da 58 a 63, da 77 a 84, da 90 a 99 ​20000 ​67%
​Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi ​da 64 a 66, da 69 a 75, da 85 a 88 ​15000 ​78%
​Costruzioni e attività immobiliari ​41-42-43 ​15000 ​86%

 Chi rientra nel vecchio regime dei minimi​

Possono continuare a sfruttare il regime dei minimi in vigore fino al 31 dicembre 2014 coloro che:

  • hanno avviato un’attività prima del 31 dicembre 2014 e abbiano aperto una partita Iva prima del 30 gennaio 2015;
  • non hanno superato i 35 anni d’età;
  • rientrano ancora nei 5 anni di applicazione;
  • non hanno ricavi superiori ai 30mila euro/anno.

Le condizioni in elenco devono essere soddisfatte contemporaneamente. Per chi volesse passare anticipatamente al nuovo regime, lo Stato consente il passaggio per gli anni rimanenti con un’agevolazione sull’aliquota sostitutiva che passa, fino al raggiungimento del quinto anno, al 10%; per richiederlo, è necessario rispettare le seguenti caratteristiche:

  • non aver avuto compensi superiori ai 30mila euro;
  • non aver effettuato spese per i collaboratori sopra la soglia dei 5mila euro lordi;
  • non aver avuto spese per beni strumentali oltre i 20mila euro.

Chi non può accedere al regime agevolato autonomi

Non può accedere al regime forfetario chi, durante l’anno, ha percepito un reddito superiore alla soglia di 20mila euro figurando come lavoratore dipendente.

Cosa cambia in sintesi

Per una panoramica più ampia, ecco quali sono i cambiamenti fondamentali rispetto al vecchio regime dei minimi:

  • non vi è più alcun limite di età;
  • si è esclusi da Iva, Irap, studi di settore e tutte le comunicazioni a esse relative;
  • nessuna ritenuta preventiva.